Comune di Formello ( s.d. )

Tipologia: Ente

Tipologia ente: Ente pubblico territoriale

Profilo storico / Biografia

Formello: introduzione storica (fonte: Inventario degli Archivi del Comune di Formello. Sezione Preunitaria, 1997, pp. 4-6).

Solo negli ultimi anni la conoscenza sulle origini di Formello si è potuta avvalere di nuovi e più precisi dati ricavabili dalla ricca documentazione archeologica emersa a seguito di una serie di scavi condotti nel borgo medievale. Questi si sono andati ad integrare con la scarsa documentazione di archivio di XI-XIII sec. permettendo di poter ricostruire un quadro più preciso sui primi secoli di vita del centro.
Su questa base, è possibile far risalire una prima occupazione del piccolo pianoro tufaceo (ca. 20.000 mq.) su cui sorge Formello già alla fine del IX, un orizzonte cronologico leggermente più alto rispetto alla più generica datazione dell’incastellamento nell’area, datato tra X ed XI sec. E’ in questo fenomeno, difatti, che vede la più o meno contemporanea “nascita” dei vicini abitati di Isola Farnese, Campagnano, Sacrofano, e di una serie di insediamenti minori, che va individuata l’origine di Formello, il cui toponimo è legato alla presenza di una fitta rete di cunicoli di epoca etrusca, indicati con il termine latino forma.
Le spiegazioni di questo profondo mutamento della realtà insediativi dell’area, caratterizzata fino a tutto l’altro medioevo dalla presenza di piccole unità sparse, vanno ricercate genericamente nelle complesse trasformazioni che caratterizzano l’ultimo secolo del primo millennio della nostra era (aumento demografico, incremento dei terreni destinati all’agricoltura, diffusione di nuove tecniche, etc.). Va anche aggiunto, tuttavia, che, rispetto ad altre aree, come la Sabina o la regione sublacense, dove è disponibile una maggiore documentazione storica, manca ancora una precisa ricostruzione delle modalità del fenomeno nell’area.
Alcune bolle papali dell’XI-XIII sec., relative ad atti di conferma dei beni di proprietà della Diocesi di Selva Candida, permettono di poter avanzare alcune ipotesi circa l’evoluzione del centro. Difatti già in una bolla papale del 1026, appare evidente come l’organizzazione di tipo pievano, cioè il sistema di chiese rurali sparse tipiche all’interno dell’abitato, dipendono ben undici chiese di cui due, collocate nello stesso centro, e nove sparse nel territorio.
Tale situazione sembra riflettere una maturazione già agli inizi dell’XI sec. di una realtà amministrativa che vede Formello controllare un ampio territorio, al cui interno rientrano anche centri incastellati minori, come Grottefranca, Castel De’ Ceveri, e Casale due Torri, che verranno poi abbandonati nel corso del XIII-XIV sec.
Non si può escludere che sull’incastellamento abbia influito l’azione della Chiesa esercitata attraverso gli importanti enti ecclesiastici che risultano proprietari dei feudi dell’area. Tra questi va ricordato il monastero di San Paolo fuori le Mura, il cui controllo su Formello è ricordato in diversi atti compresi tra il 1081 ed il XIII sec.
Nella seconda metà di quest’ultimo secolo fa la sua comparsa nell’area la potente famiglia baronale degli Orsini, il cui controllo su Formello appare per la prima volta in un documento del 1269. Al loro intervento va ricondotta la prima fortificazione del borgo, avvenuta alla fine del XIII sec.
Se il XIV sec. è ancora un periodo ancora poco noto, ed a tale proposito sarà particolarmente illuminante l’analisi della documentazione dell’Archivio Orsini, nonché l’acquisizione di dati archeologici, il secondo successivo appare segnato da una nuova ripresa, segnata dalla costruzione di un primo nucleo del palazzo baronale, dalla riedificazione delle chiese di San Lorenzo e San Michele Arcangelo, e da altri interventi.
La fine del ‘400 e tutto il ‘500 sembrano segnare un momento di notevole sviluppo, non riscontrabile successivamente, documentato dalla partecipazione del centro a scambi di ampio raggio (giunge a Formello la ceramica a lustro spagnola, ma anche produzioni dell’Italia centrale e settentrionale), dall’impegno mostrato in alcuni importanti interventi edilizi, come la ricostruzione o ampliamento della Chiesa di San Lorenzo, la pavimentazione della piazza principale, e del tentativo di estendere il suo controllo territoriale mediante il patronato esercitato, in rivalità con Campagnano, sulla chiesa del Sorbo.
La concessione dello statuto nel 1559 e la redazione del catasto, la cui natura fiscale non è stata determinata, potrebbero essere emessi in relazione con l’emergere di un ceto abbiente, la cui base economica è individuabile verosimilmente nella disponibilità di un surplus della produzione agricola destinato al mercato romano, che trova nella magistratura dei Massari, un adeguato riconoscimento politico sia nella gestione della Comunità che nei confronti del potere baronale.
La forza dell’assetto socio – economico di Formello in tale periodo sembra rilevarsi anche in relazione al suo mancato assorbimento all’interno della Campagna romana, caratterizzata dal sistema del casale, la cui origine va individuata, almeno in parte, nella trasformazione dei centri incasellati di origine medievale.
Il XVII sec. sembra coincidere invece con un momento di sostanziale alterazione dell’assetto socioeconomico della Comunità, così come si era venuta a formare nel corso del basso medioevo. Difatti è in questo periodo che inizia la crisi della base contadina, una crisi che acuitasi nel corso del secolo successivo, raggiungerà nel XIX sec., la sua fase più acuta.
Alla metà del secolo avviene anche un importante avvenimento legato al passaggio di proprietà del feudo di Formello, che viene ceduto nel 1661 dagli Orsini ai Chigi. Si tratta di un passaggio che in qualche modo segna un’importante svolta, visto che alla vecchia nobiltà baronale emersa all’interno delle vicende politiche e militari del XIII sec., si sostituisce una nuova famiglia che basava le sue fortune sulla propria ricchezza finanziaria.
Nel XVIII sec. si assisterà anche alla formazione di una nuova borghesia locale, che trae origine da immigrati o persone favorite dal nuovo Signore, da cui dipenderà la creazione di una progressiva separazione tra gli interessi della Comunità, sempre più controllata dal Principe Chigi e dal nuovo ceto, ed i singoli coltivatori. Questi ultimi cercheranno sempre più di sottrarsi alla coltivazione delle terre padronali e conseguentemente alle cospicue corrisposte, favorendo la venuta da fuori di affittuari che finiscono per gestire la maggior parte dei terreni arativi, dei pascoli e delle macchie.
Non è un caso, quindi, che gli unici interventi edilizi di un certo rilievo dopo quelli cinquecenteschi, costituiti dalla risistemazione del precedente palazzo Orsini e della costruzione della Villa Versaglia, siano il frutto dell’intervento dei nuovi signori.
Nel 1744 per contrastare la crisi dell’economia contadina venne istituito il Monte Frumentario, alla cui costituzione concorrono sia la Comunità che il Principe; tale iniziativa non riuscì mai a risollevare le sorti dei piccoli coltivatori, come dimostra anche la notevole diminuzione della popolazione, passata dalle 770 anime del 1716, alle 378 del 1807.
È solo alla fine dell’800, con l’istituzione dell’Università Agraria, che le richieste della popolazione contadina troveranno un importante riconoscimento. Tale iniziativa, tuttavia, come ne dimostrano le vicende, terminate con la sua soppressione agli inizi degli anni ’20, si concluderà con un sostanziale fallimento.
Questa situazione può spiegare l’aspetto sostanzialmente arretrato con cui Formello si presentava agli inizi del secolo al Roux, rilevato in eguale modo dall’Ugolini nel primo dopoguerra.
Solo le complesse trasformazioni degli ultimi decenni, riconducibili sostanzialmente al forte incremento demografico di Roma ed alla conseguente espansione edilizia nell’area nord, hanno finito per dare una nuova configurazione al paese dove è rilevabile accanto ai nuovi insediamenti residenziali, la permanenza di una realtà rurale in via di completo dissolvimento.

Il Comune (fonte: Archivio storico comunale di Formello. Inventario della sezione postunitaria,1998, pp. III-VI)

Data la particolare natura dell’archivio storico di un comune, fonte preziosa per una fascia di utenti estesa e qualitativamente diversa (professori di varie discipline, studenti universitari, che spesso non hanno mai svolto prima una ricerca di questo tipo, studiosi di storia locale) si ritiene utile tracciare un breve profilo storico istituzionale di Formello relativo al periodo postunitario (I).
L’annessione dello Stato pontificio al Regno d’Italia apre una nuova fase della storia istituzionale del comune di Formello; anche qui, infatti, fu introdotta la legge comunale e provinciale del 1865 (II). Il Lazio fu posto sotto il diretto controllo della Prefettura di Roma, in base al R.D.15 ottobre 1870 istitutivo della Provincia di Roma (III); questa fu divisa in cinque circondari e cinquantuno mandamenti (IV). In quello di Bracciano con Campagnano di Roma, facente parte del circondario di Roma, rientrò Formello, in cui il 28 settembre 1870 fu nominata la giunta Municipale provvisoria (V). Il 24 novembre 1870 si insediarono i rinnovati organi politici, il consiglio comunale (VI), eletto su base censitaria, il sindaco, Andrea Marini, capo del comune e ufficiale di governo, nominato dal re nell’ambito dei consiglieri comunali, e la giunta municipale (VII), eletta a maggioranza dal consiglio comunale al suo stesso interno, organo esecutivo al pari del sindaco. La legge del 1865 prevedeva che in caso di scioglimento del consiglio comunale (la qual cosa implicava la rimozione della giunta e del sindaco) le sue competenze dovessero essere provvisoriamente affidate al regio delegato straordinario (VIII) (poi commissario prefettizio) (IX) fino alle nuove elezioni. Lo svolgimento delle funzioni amministrative fu garantito dall’istituzione del segretario comunale, impiegato comunale, passato nel 1928 alle dipendenze del Ministero dell’interno.
Una prima modifica alla legge del 1865 fu apportata dalla riforma Crispi del 1888, con cui se da una parte fu accresciuta l’autonomia dei comuni (con l’allargamento del diritto di voto amministrativo e l’elezione dei sindaci dei centri maggiori (X) da parte dei consigli comunali, le cui sedute divennero pubbliche), dall’altra si rafforzarono i controlli sulle loro attività, con l’attribuzione dell’esame degli atti dei comuni ad un nuovo organo, presieduto dal prefetto (XI), la giunta provinciale amministrativa (GPA), in cui prevalevano i rappresentanti del potere centrale (XII). Tra le successive correzioni alla legge comunale e provinciale (XIII) vanno segnalate, in particolare, il T.U. del R.D. 3 marzo 1934, n.383, e il Regolamento R.D. 12 febbraio 1911, n.297, perché sono state le fonti per la definizione delle attività e per il funzionamento delle amministrazioni comunali fino alla D.P.R.24 luglio 1977, n.616 sulle disposizioni relative alle competenze delle regioni (XIV) e alla Legge 8 giugno 1990, n.142 sull’autonomia degli enti locali.
La normativa statale ha definito, oltre alle funzioni delegate (XV), gli specifici compiti del comune riguardanti il soddisfacimento delle esigenze principali dei cittadini (polizia locale, sanità e assistenza pubblica, igiene, istruzione elementare, viabilità) e l’organizzazione dei servizi primari, quali acqua potabile, fognature, mercati. L’articolato ambito di competenze è disciplinato dai regolamenti che il comune ha il potere di emanare, i più importanti dei quali sono, come ricordato, quelli di polizia locale, di igiene e sanità, quelli relativi all’amministrazione e all’uso dei beni comunali, nonché i regolamenti organici del personale e quelli riguardanti i servizi di cui i comuni stessi assumono direttamente gli impianti e l’esercizio (XVI).
L’ampiezza e l’importanza delle competenze del comune e il grado di autonomia che gli sono stati riconosciuti sono mutati nel tempo, sia per la trasformazione dei rapporti tra enti locali e Stato, sia per i cambiamenti delle esigenze sociali. Un periodo particolarmente significativo in tal senso fu quello del ventennio fascista, in cui il principio dell’autogoverno locale fu disatteso; a partire dal 1926, infatti, con due leggi (XVII) fu abolito il carattere elettivo degli organismi di governo dei comuni. Il sindaco fu sostituito dal podestà di nomina regia, assistito da consultori municipali, nominati dal prefetto, sulla base di un ordinamento accentrato, che nel 1928 sarà esteso anche alle amministrazioni provinciali; al 1934 risale, inoltre, il T.U. della legge comunale e provinciale cui si è accennato in precedenza. Nel comune di Formello l’amministrazione del podestà si alternò con quella del commissario prefettizio (XVIII). Gli istituti fascisti durarono fino all’entrata in vigore del R.D.L. 4 aprile 1944, n.111, che ristabilì il sindaco e la giunta municipale, affidando in via transitoria ai prefetti la loro nomina, in attesa delle elezioni amministrative per il rinnovo degli organi rappresentativi del comune (XIX). Queste furono regolate dal D.L.L. 7 gennaio 1946, n.1, basate sul T.U. della legge comunale e provinciale del 1915, con alcune modifiche, quali l’allargamento del suffragio alle donne; a Formello le elezioni amministrative si tennero il 24 marzo 1946 (XX).

Note

I - Per il periodo preunitario cfr. BOANELLI Francesco, Archivio storico comunale di Formello. Sezione preunitaria, 1997, pp.4-10.
II - Legge 20 marzo 1865, n.2321, cui è seguito il regolamento di attuazione con il R.D. 8 giugno 1865, n.2248, allegato A. La normativa, emanazione diretta del governo, tendeva a “livellare l’assetto di tutti i comuni piccoli e grandi, montani, rurali o industriali, e [ad] accentrare il più possibile le direttive e il controllo su di essi. Da questa impostazione nacque il comune italiano i cui cardini principali, uniformità e accentramento, caratterizzeranno quel sistema amministrativo locale che, con ampliamenti di competenze, è arrivato fino a noi”; cfr. KOLEGA Alexandra, Lineamenti istituzionali e documentazione del comune postunitario (1865-1946) in Gli Archivi storici comunali. Lezioni di archivistica, a cura della Soprintendenza Archivistica per il Lazio, “Rivista Storica del Lazio”, a.VI, n. 8, quaderno n.1 (1998), p.87; l’autrice nel suo contributo indica, tra l’altro, sinteticamente l’organizzazione e le funzioni degli organi del comune e della provincia.
III - La provincia era rappresentata dal prefetto, dipendente dal Ministero dell’interno, a capo del consiglio di prefettura, con il quale assolveva ai suoi incarichi.
IV - I mandamenti erano sede di uffici giudiziari e corrispondevano ai collegi per l’elezione dei consiglieri provinciali; i circondari erano sede di sottoprefetture, circoscrizioni statali, organi prevalentemente informativi ed esecutivi.
V - Cfr. ASCF, Sez.post, 127.
VI - Cfr. ASCF, Sez.post, 60.
VII - Cfr. ASCF, Sez.post, 61.
VIII - Il regio delegato straordinario si ritrova a Formello dal 9 novembre 1878 al 17 febbraio 1879 cfr. ASCF, Sez.post, 15.
IX - Cfr. ASCF, Sez.post, Atti deliberativi, 26, 31, 32 e Carteggio amministrativo, cat. I, cl. 5.
X - Con una serie di modifiche alla legislazione elettorale del 1865 si arrivò, nel 1915, al suffragio universale maschile anche nelle elezioni amministrative (abolite durante il regime fascista), mentre bisognerà aspettare il 1946 per l’estensione del voto alle donne. Per indicazioni più puntuali su tale evoluzione, cfr. KOLEGA, Lineamenti… cit., pp.89-92.
XI - Anche la deputazione provinciale divenne totalmente elettiva e non fu più presieduta dal prefetto.
XII - Tale controllo fu ritenuto necessario dato il clima politico e sociale di quegli anni, tanto più in un momento in cui l’allargamento del suffragio poteva dar voce a nuove opposizioni.
XIII - Per l’elenco completo delle leggi comunali e provinciali cfr. KOLEGA, Lineamenti… cit., nota 15, pp.89-90; per i testi delle disposizioni sulla tenuta degli archivi comunali cfr. ANTONIELLA Augusto, L’archivio comunale postunitario, Firenze, La Nuova Italia, 1979, Appendice II, pp.103-141. Va segnalato che il manuale di Antoniella costituisce uno strumento indispensabile per l’approccio a qualsiasi archivio comunale postunitario.
XIV - Le regioni, enti territoriali più ampi delle provincie e dei comuni, furono previsti dalla Costituzione della Repubblica italiana (art.114), ma hanno iniziato a funzionare soltanto a partire dal 1 aprile 1972.
XV - Quali quelle relative allo stato civile, alle elezioni, alle liste dei giurati della Corte d’Assise, ai censimenti, alla leva militare.
XVI - I regolamenti del comune di Formello non sono stati conservati in una serie specifica, ma si trovano nella serie del Carteggio amministrativo, nei titoli e nelle categorie.
XVII - Legge 4 febbraio 1926, n.237 e R.D.L. 3 settembre 1926, n.1910.
XVIII - Cfr. ASCF, Atti deliberativi, Deliberazione del Podestà e del Commissario prefettizio e Carteggio amministrativo, cat.I, cl.5.
XIX - Cfr. ACSF, Sez.post, 31.
XX - Cfr. ASCF, Sez.post, 566, per le elezioni politiche del 18 aprile dello stesso anno, cfr. ASCF, Sez.post, 568.

Complessi archivistici

Fonti

  • ASCF. Inventario sezione postunitaria = Cento Emilia (a cura di), Archivio storico comunale di Formello. Inventario della sezione postunitaria
  • Boanelli (1997) = Boanelli Francesco, Formello (Roma): un centro minore dell’Etruria meridionale alla luce delle nuove indagini archeologiche (secc. IX-XVI), 1997
  • La Ragione (1897) = La Ragione Fabio, Profili storici di Formello, 1897
  • Lefevre (1985) = Lefevre Renato, Formello tra vecchia e nuova sede municipale, 1985
  • Ugolini (1957) = Ugolini Piero, Un paese della Campagna romana: Formello. Storia ed economia agraria, 1957
  • ASCF. Inventario sezione preunitaria = Boanelli Francesco (a cura di), Inventario degli archivi del Comune di Formello. Sezione preunitaria, 1998

Compilatori

  • Inserimento dati: Agostina Trovato (archivista)
  • Prima redazione: Emilia Cento (archivista)