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Archivio storico comunale di Formello

Archivio storico comunale di Formello (1544 - 2002)

2.247 unità archivistiche di primo livello collegate

Archivio

Storia archivistica:

Archivio storico del Comune di Formello (fonte: Inventario degli archivi del Comune di Formello. Sezione preunitaria, 1998, pp. 7-13)

Sezione Preunitaria
L’ordinamento amministrativo dal ‘500 all’Unità d’Italia

La conoscenza delle vicende dell’ordinamento amministrativo e giudiziario della Communitas Terrae Formelli si data a partire dal 1544 anno in cui Francesca Sforza tutrice e generale amministratrice degli eredi di Girolamo Orsini concede lo statuto in data 2 settembre. Nell’archivio comunale se ne conserva una copia in volgare, costituita da un manoscritto pergamenaceo redatto in umanistica libraria, mentre è incerto il destino di un secondo statuto in latino, segnalato in un inventario del 1892 (vedi nota 3).
Questo, come indicato nel decreto di concessione era stato ripreso da quello concesso a Campagnano nel 1535 “Antescripta statuta Capitula municipalia Jura Formelli eo more, quo antecepsores dictorum illustrissimorum haeredum et filiorum Universitati et hominibus Terrae Campaneane unde haec statuta de nostra licentia extracta et copiata fuerunt, concesserunt et cinfirmarunt.”(1)
I primi capitoli dello statuto sono dedicati alla figura del Vicario cioè del rappresentante del signore, successivamente indicato come Governatore. È interessante riportare le cerimonie di investitura dell’ufficio. Difatti dopo aver presentato le lettere Patenti ai Massari, doveva recarsi assieme a questi presso l’altare maggiore della chiesa di San Lorenzo, dove costoro dovevano dare il giuramento sopra “il decto Statuto al decto Vicario colle mano toccate le Scritture, di osservare tutte, et singole cose, che se contengone in questo Statuto…"(2). Dopo aver preso possesso della sua residenza, il Vicario era tenuto a versare una cauzione, secondo quanto stabilito dai Sindaci. La durata dell’ufficio, da assegnare a persona con un età maggiore di 25 anni, perito nelle Lettere e nell’arte del Notariato, era di sei mesi, prorogabile fino a due anni, ma non oltre affinché “l’Amicitia e la familiarità delle persone particolari non genere vilipendio della giustizia".
Il primo atto del Vicario consisteva nella emissione di alcuni bandi contenenti alcune indicazione generali contenute nello statuto. In relazione ai bandi vengono date precise disposizioni che ne prescrivono la trascrizione su di un apposito registro, affinché non si generassero contenziosi con i loro trasgressori.
Altre norme relative ai suoi uffici sono l’impossibilità di nominare dei sostituti, il divieto di avere rapporti di tipo economico con gli abitanti di Formello superiori ad un certo importo, l’obbligo di partecipare assieme ai magistrati della Comunità alla messa nelle festività maggiori, ed inoltre viene espressamente ordinato il suo impegno nella manutenzione delle mura, nella difesa dei luoghi pii, dei pupilli e delle vedove, e dei bene della Corte e della Comunità. La residenza, distinta da quella per la sua famiglia, e il salario di due ducati, “a raggione di bolli settantaduoi per ciascun ducato”, erano a carico della Corte.
È interessante notare come al Vicario venga esplicitamente richiesta una notevole attenzione alla redazione e conservazione della documentazione relativa ai pagamenti e agli atti civili e criminali. Era inoltre tenuto a dare copia di qualunque bando od altra causa fatta dinanzi a lui.
Un altro incarico importante era quello del controllo settimanale delle osterie sia ai fini di curare l’ordine pubblico, accertando l’eventuale presenza di assassini e latri, sia per verificare l’esatta misura dei contenitori per il vino, che dovevano essere sigillati.
Un altro incarico estremamente importante attribuito al Vicario era quello dell’esercizio della giustizia, cui viene posto un limite di venti soldi, salvo i casi previsti, e in casi particolari dove la maggior summa deve essere stabilita, comunque, con il Signore ed i Massari. Anche per le multe relative a bandi la pena massima è fissata in un ducato, salvo eccezioni, da “correggerse et ampliarse a arbitrio dil Signore o dil suo luocotenente”.
I capitoli successivi sono dedicati ai Massari i quali, in numero di quattro, esercitavano il loro ufficio per la durata di sei mesi. Quindici giorni prima della scadenza del loro mandato ciascuno doveva scegliere tre uomini. Tra questo gruppo di dodici il Signore o il Vicario dovevano scegliere i nuovi massari, i quali dopo aver prestato il giuramento nelle mani del Vicario eleggevano, entro dieci giorni, quattro Sindaci con l’incarico di controllare l’operato dei Massari precedenti ed il Camerlengo, dal cui incarico poteva essere rimosso anche prima della scadenza semestrale. Al Camerlengo viene espressamente richiesto il giuramento dinanzi al Vicario.
Successivamente dovevano essere eletti i Santesi, nel numero di due poiché incaricati del controllo sulle due chiese del Castello, e cioè di San Lorenzo e San Michele Arcangelo, due Viali, addetti alla viabilità, due Ponitori, incaricati di esercitare il controllo sui prezzi delle merci, due Extimatori dilli damni dati, cui ne potevano essere affiancati altri due extraordinari. Completavano il quadro delle magistrature locali, sempre scelti dai Massari, i Vallati, addetti al controllo delle vigne, uno ogni vallata, seconde le consuetudini del Castello di Formello, e li guardiani dilli grani ai quali sembrerebbero essere affidate anche le fonti e la Bandita, ed infine il Balio, o Castaldo.
I massari hanno come primo incarico quello di tutelare e mantenere i beni della comunità, di vendere il Marcello, e di convocare il Consiglio dei Quaranta o Generale, dove la partecipazione era obbligatoria, salvo pena di 20 soldi. Il consiglio doveva prevedere un ordine del giorno e svolgersi in modo ordinato (3). Si riuniva nella chiesa di San Lorenzo,o in quella di San Michele Arcangelo, e nella residenza delle Vicarie o, infine, in case private (4). Solo a partire dal 1617, anno dell’acquisto della casa di Santo Pepigno, la Comunità avrà una propria sede.
Gli affari trattati dai massari avevano un limite de 30 ducati, oltre il quale era necessaria l’approvazione del Consiglio. I massari erano liberi dalle angarie e dovevano fare sì che lo fossero anche i Doctori di legge, o delle Arti, et Medicina, dilli Notarij, et Studenti, et dilli Scolari. Infine fissavano le tariffe degli Ufficiali e dei Notai che dovevano essere esposte su di una tavola presso il Tribunale.
Il Camerlengo ha l’incarico de gestire la contabilità della Comunità. È inoltre espressamente richiesta la redazione di un libro nel quale per le mani dil Notario o dil Cancelliere…sia tenuto a far scrivere et notare tutte entrate et oscite…, che suono venute, et spese per le suoe mani…, sul quale doveva essere riportata la sentenza dei Sindaci a fine esercizio. Al Camerlengo è affidato anche un particolare controllo sul mulino ed inoltre era tenuto a redigere l’inventario dell’archivio della Comunità.
I Viali sono preposti alla manutenzione delle vie publice private, comune, et vicinali, et dei ponti, e del controllo dei confini sia dei beni rustici che urbani.
I Ponitori sono incaricati del controllo sulla qualità, sui prezzim e sui pesi delle merci, con particolare attenzione al Macello ed alla Pizzicaria.
Gli Estimatore e Venditore di damni dati intervengono su richiesta di chi ha subito il danno, e si devono subite recare a verificarlo, sulla quantificazione non c’è possibilità d’appello. Gli extraordinari hanno l’incarico de sigillare tutti i pesi e misure del Castello, affiancandosi, nel controllo, ai Ponitori.
L’incarico dei Vallati prevedeva, a partire dalla vigilia dell’Assunzione, il controllo delle vigne, dei canneti e degli alberi da frutto, giorno e notte fine al completamento della vendemmia, e la denuncia del danno dato.
Il Castaldo, o Mandatario, oltre ad eseguire i bandi, ha l’incarico di recapitare le citazioni, mantenere le carceri, e di eseguire le direttive dei massari e del Vicario.
Infine il Notaio o Cancelliere ha l’incarico e di redigere tutto ciò che gli viene ordinato dai Massari, di conservare nella cassa della Comunità.
Per quanto riguarda l’amministrazione della giustizia, le cause venivano svolte davanti al Vicario, detto anche Ufficiale, mentre il recapito delle citazioni, come si è detto, era a carico del Castaldo. Nello Statuto compare anche la figura dell’Auditore di cui non è chiara la figura. È possibile che avesse un’altra sede, e che intervenisse in cause particolari.
Per le vicende dell’ordinamento amministrativo, successive al quadro offerto dallo statuto del 1544, abbiamo alcune informazioni.
Nel 1591, come riferisce Francesco del Signore nelle sue Memorie di Formello (5), il Duca Virgilio Orsini per supplica della Comunità ridusse i membri del Consiglio Generale da 40 a 24. La motivazione di tale richiesta sarebbe stata l’eccessiva confusione dei Consigli che risultavano inconcludenti. In base a quanto ci riporta Fabio La Ragione il “consiglio era rinnovato ogni anno per un quarto, in modo tale che la rinnovazione si compiva per tutto il numero di ventiquattro in sei anni . Successivamente, ma non sappiamo quando, probabilmente con i Chigi, a partire quindi dal 1661 o dal 1683 (vedi sotto), i consiglieri venivano eletti direttamente dal Signore su candidature fatte dallo stesso consiglio. La carica era a vita cosicché il rinnovo era legato alla morte od alle dimissioni dei suoi membri. Dei consigli faceva parte di diritto l’elemento ecclesiastico (7).
Sempre secondo lo stesso autore sarebbe esistito un Consiglio Generale almeno fino al 1767, convocati per consultazioni su argomenti di particolare importanza (8).
A partire, invece, dalla metà del XVII sec. alla figura del Vicario, si sostituì, quella del Governatore.
Per quanto riguarda le massime cariche della Comunità, ai Massari, almeno dal 1707, successero i Priori, sempre nel numero di quattro, scelti dal Signore tra i membri del Consiglio, che duravano in carica sei mesi e non avevano voto deliberativo.
Sotto il governo napoleonico, durante il quale Formello rientrava nel cantone Morlupo, facente parte del circondario di Viterbo, già dal 1809, viene creato il Maire, con un consiglio di nove cittadini ed uno aggiunto.
Nel 1814, con la Restaurazione venne ripristinato il precedente ordinamento amministrativo fino al 1818, anno in cui, in applicazione de Motu Proprio del 6 luglio 1816, venne istituita una nuova magistratura composta da due Anziani ed un Gonfaloniere, che durava in carica due anni. Verso il 1828 al Gonfaloniere successe il Priore, dalla carica triennale, rimasto fino 1870. In tale occasione (1828), in applicazione del Motu Proprio di Leone XI, del 21 dicembre del 1827, il consiglio venne nominato dal cardinale Prefetto della Sacra Consulta. Le vacanze erano colmate dalle nomine fatte dallo stesso consiglio, tra una terna proposta dalla magistratura, e approvata dallo stesso cardinale.
Per quanto riguarda l’amministrazione della giustizia, sappiamo che a partire dal 1816 fino al 1825 subentrò al rappresentante del Signore un vice Governatore dipendente da quello di Campagnano, cui seguirà il Podestà, dal 1826 al 1831, ed infine l’Uditore Legale dal 1838 al 1870 (9).

Le vicende dell’Archivio
La ricostruzione della storia dell’archivio storico di Formello, intesa come un continuo accumularsi di materiale secondo i diversi criteri dettati dall’evolversi delll’ordinamento amministrativo della Comunità e della Giustizia, e segnato da fasi di riordino generale, ma anche dall’inevitabile perdita di documentazione, costituisce un elemento determinante ai fini della comprensione del suo stato attuale.
Tuttavia avrebbe necessitato di un lavoro molto vasto d allo stesso tempo più specifico rispetto a quello svolto, per cui si è preferito provarne a fissare alcune momenti, sulla base di quanto già pubblicato e di alcuni dei dati più rilevanti finora emersi.
Già da alcuni capitoli dello Statuto cinquecentesco emerge una notevole attenzione posta alla redazione ed alla conservazione della documentazione prodotta dal Vicario e dalla Comunità.
Difatti, come già accennato, al Vicario era personalmente richiesta una certa cura nell’archiviazione dei diversi atti. Nello statuto gli viene espressamente richiesto la trascrizione dei bandi sul libro dei suoi atti. Era inoltre tenuto a "_…fare le bollecte, e quelle drize al Camerlengo della Corte nelle quali scriva la quantità che deve pagare chi porta la bolletta e che deve recevere il Camerlengo il quale debbia fare il confesso dil riceuto nella medesima bolletta, il quale qualche paga debbia riportare al Vicario, il quale debba conservare la decta bolletta nella filsa…”(10)._ Doveva, inoltre, porre molta attenzione nella redazione dei registri delle cause civili e criminali (“…che il Vicario nel principio dil suo ufficio debbia bavera uno, o duoi libre bene ligato, o ligati colle corregge e di quello le Carte segnate ad Abico, ove debbia….scrivere tutti e singuli acti tanto civili quanto criminali, …e nel fine del suo ufficio in presentia di tre testimonij al manco il decto libro, o libri nella prima e nell’ultima carta debbia pubblicare il quale o i quali cossi pubblicati a perpetua memoria delle cose gli debbia consegnare al Camerlengo della Corte…).
Per quanto riguarda l’archivio della Comunità, questo era affidato al Camerlengo, che oltre a redigere, tramite il Cancelliere, i Libri delle Entrate e delle Uscite, doveva tenere l’inventario de tutti i libri, e scritture conservate in una cassa (…sia tenuto fare l’inventario de tutti i libri, et scritture in qualunque modo venghino…et che pertenghino alla decta comunita, et riconsegnare decto inventario colle decte scritture al suo successore, e talli Massari futuri). La menzione di un Camerlengo della Corte farebbe supporre l’esistenza di due distinti incarichi per la gestione economica della corte e della Comunità.
L’assenza di notizie di una sede comunale fino agli inizi del ‘600, non ci permette di stabilire dove fosse localizzato l’archivio.
È difatti assai probabile che solo a partire dal 1617 anno in cui la Comunità acquistò una propria sede, l’Archivio abbia avuto una collocazione definitiva presso la Cancelleria. Tale situazione risultò di lì a poco insoddisfacente, se, come risulta in un verbale di consiglio del 29 giugno 1662, si decise di costruire un Archivio nella stanza della solara (11), termine da riferire probabilmente al sottotetto). Non si potrebbe escludere, in considerazione del fatto che siamo appena un anno dopo l’acquisizione del feudo da parte dei Chigi, che l’iniziativa possa essere stata promossa dai nuovi signori.
Tuttavia già nel 1707, in un memoriale alla Congregazione del Buon Governo, si denuncia “il ritrovarsi degli atti e le filze delle scritture spettanti al Governo ammucchiate senza ordine, senza titoli e senza anni”, per cui necessitavano di essere aggiustate e riordinate. Il Governatore, a seguito di un’ispezione, aveva trovato ordinati i libri degli atti, mentre erano in disordine le filze, relativamente alle quali diede disposizioni di conservarle in un rastello. Di altre filze concluse che “…credo che questo nessuno tenga bisogno di rivederle per esser antichissime…(12).
Un primo riordino generale dell’archivio è, non a caso, di poco successivo; difatti in una lettera, in data 1713, del governatore Francesco Boncompagni abbiamo una descrizione dettagliata del lavoro effettuato: “L’Ecc.mo Chigi Padrone sotto li 6 aprile dell’anno 1712 ordinò alli Priori che facessero accomodare tutte le scritture anno per anno et in vigore di detto ordine li medesimi Priori ordinorno al Cancelliere della Comunità che mettesse a sesto tutte dette scritture… Perchè era un caos di scritture, chiamò il medesimo Cancelliere due persone, e tutti tre insieme in termine di quattro mesi accomodorno dette scritture le quali stavano confuse parte sopra di un soffitto, parte in filse lacerate e parte dentro di due cassoni, quali scritture principiano nell’anno 1576 e durano tutto l’anno 1710, e sono state messe per ordine anno per anno mese per mese e fattene filse con le cartelle nove con il nome de’ Governator e separate le Civili dalle Criminali, che questi sono stati accomodati nelli cartoni a uso de’ Libri, sì come è stato fatto nelle scritture più singulari della Comunità. Li medesimi tre huomini hanno agiustato tutti li libri degli atti civili in n. di 82 con haverli ben ligati parte cartolati e rubricellati, sì come li libri criminali in n. di 34 li quali stavano alla peggio mezzi sciolti e anche li libri spettanti all’interesse della Comunità in n. di 39 che questi ancora stavano molto malamente (13)”.
Leggermente posteriore è quello che appare essere come il primo inventario (n. PRE.8A.1) dell’archivio, o forse meglio, una sua ricognizione, visto che le serie non sembrano essere perfettamente ordinate, e che sono presenti numerosi riferimenti circa la collocazione dei pezzi in scansie o credenzoni. Se la completezza del documento è incerta (si tratta di un foglio sciolto), la sua datazione va posta posteriormente al 1734, anno che costituisce il terminus post quem del pezzo più recente.
Dopo questo documento dobbiamo aspettare il 1853 per avere un quadro completo della consistenza dell’Archivio, contenuto in un Inventario delle Carte esistenti nell’Ufficio Comunale Oggetti e Mobili redatto in conformità di una circolare della Presidenza di Comarca (569E). È interessante rilevare come nella descrizione degli oggetti si faccia riferimento al crollo di metà della Sala Consiliare avvenuto il 4 marzo dello stesso anno, di cui esiste una relazione nell’archivio, per cui non si può escludere che il materiale archivistico possa essere stato coinvolto nell’episodio.
Alla fine dell’800, ed in particolare al 1891, risale invece un terzo inventario, meno accurato del precedente, ma che costituisce l’ultima traccia circa l’ordinamento dell’archivio.
Segnaliamo, invece, come sia stata rilevata, nel carteggio compreso tra il 1856 ed il 1859, l’utilizzo di una sorta di titolario, di cui è incerta la ricostruzione, presentato in appendice.
Quest’ultimo, prima del trasferimento nella attuale sede, era collocato ancora all’interno della vecchia sede comunale. Va rilevato come l’essenza di controlli al momento del trasferimento, ha comportato, probabilmente, un ulteriore accentuazione dello stato di disordine.

Note
1. Il decreto di concessione non è stato trascritto nella copia conservata, mentre è riportata nella comparsa conclusionale della causa tra il Comune di Formello ed il Principe Chigi (cfr. S. MARTORELLI, Il territorio di Formello…, Aquila 1914, pp. 73-74).
2. Interpreta diversamente Fabio La Ragione secondo il quale è il Vicario a prestare giuramento. L’espressione “diano il giuramento” sembra escludere tale ipotesi, tanto più che è assai probabile che il Vicario giurasse precedentemente davanti al Signore (LA RAGIONE 1897, p. 35).
3. F. La Ragione interpreta l’indicazione Consiglio dilli Quaranta o vero Generale come riferito a due consigli distinti, di cui del secondo facevano parte “i capi famiglia che avevano giurato vassallaggio a S.E.” (LA RAGIONE 1898, p. 38). Tuttavia dall’analisi del capitolo tale ipotesi appare scarsamente plausibile.
4. F. LA RAGIONE 1898, p. 38.
5. Francesco del Signore, Memorie di Formello, I, (=PRE.13.1).
6. F. LA RAGIONE 1898, p. 39.
7. F. LA RAGIONE 1898, p. 40.
8. F. LA RAGIONE 1898, p. 39.
9. Dal libro di La Ragione ricaviamo inoltre (LA RAGIONE 1898, p. 39) che Agostino Chigi nel 1683 dispose che fosse tenuto un libro delle entrate e delle spese, che si avesse un inventario e che fossero moderate le spese e limitate le trasferte, e che nel 1715 ci fu la visita, da parte di Mons. Louis, con l’incarico di verificare lo stato finanziario e amministrativo del Comune, che segna l’ingerenza diretta dello Stato Pontificio sull’amministrazione comunale (LA RAGIONE 1898, p. 43).
10. Di queste filze se ne conserva almeno una.
11. Libro dei Consigli dal 1651 a tutto il 1691, f. 10: citato in LEFEVRE 1985, p. 166).
12. Arch. St. Roma, Atti della Sacra Congregazione del Buon Governo sub anno da LEFEVRE 1985, p. 168.
13. Da LEFEVRE 1985, p. 168.

Premessa (fonte: Archivio storico comunale di Formello. Inventario della sezione postunitaria, 1998, pp. I, VII-XIII)

L’archivio storico comunale di Formello (1544-1955), riordinato e inventariato da Francesco Boanelli ed Emilia Cento nell’ambito degli interventi coordinati dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio e finanziati dall’Ufficio Archivi e Ricerche storiche della Regione Lazio, conserva 165 pezzi (108 registri e 57 fascicoli), custoditi in 61 buste, per la parte preunitaria, e 1302 pezzi (349 registri e 953 fascicoli), conservati in 389 buste, per la parte postunitaria. Tra le carte depositate presso il comune sono state ritrovate anche quelle di altre istituzioni, che attualmente formano i seguenti archivi aggregati: Governatore (1572-1816), 300 pezzi (177 registri, 54 fascicoli e 68 filze) in 85 buste, Vicegovernatore e Podestà (1816-1831) 1 registro, Giudice economico (1821-1868), 82 pezzi (20 registri e 62 fascicoli) in 18 buste, Giudice conciliatore (1872-1997), 221 pezzi (117 registri e 104 fascicoli) in 39 buste, Confraternite (1700-1954), 5 registri, Monte frumentario (1766-1907), 20 pezzi (8 registri e 12 fascicoli) in 3 buste, Opera Pia Rossi Polidori (1694-1957), 48 pezzi (2 registri e 46 fascicoli) in 5 buste, Opera Pia Lucidi (1875-1931), 13 pezzi (1 registro e 12 fascicoli) in 2 buste, Congregazione di Carità (1864-1966), 59 pezzi (4 registri e 55 fascicoli) in 10 buste, Ente Comunale di Assistenza (1937-1980), 53 pezzi (11 registri e 42 fascicoli) in 9 buste, Università Agraria (1878-1944), 68 pezzi (5 registri e 63 fascicoli) in 7 buste.
Deplorevole era lo stato di conservazione delle carte, abbandonate in un locale della sede comunale incustodito e non idoneo. Per questo, dopo il trasferimento dei documenti (avvenuta purtroppo senza alcun controllo dei funzionari competenti) in un nuovo ambiente, luminoso e aerato, dotato di scaffalature e arredi, la prima operazione necessaria è stata quella della spolveratura. Per il riordino e l’inventariazione si è tenuto conto degli ordinamenti effettuati nei secoli precedenti e delle indicazioni tratte dalla ormai consolidata letteratura archivistica.
Il presente inventario rispetto al precedente, in occasione della rielaborazione per la tesi, è stato ampliato e reimpostato: nuova è l’introduzione all’inventario (la Premessa, Il Comune, Tavola delle serie dell’archivio storico comunale, Tavola degli archivi aggregati, l’introduzione a ciascuna serie e agli archivi aggregati), approfondito e ampliato il paragrafo L’archivio storico del comune e gli archivi aggregati, modificate le Avvertenze; nuova anche la numerazione chiusa dei fascicoli, in sostituzione di quella aperta, e l’articolazione in 7 serie dell’archivio storico comunale, rispetto alle 2 precedenti; come accade spesso in occasione di una revisione, sono state, inoltre, corrette alcune sviste nella descrizione delle carte; l’archivio è stato, infine, nuovamente ricondizionato.
Attualmente i documenti riordinati sono raccolti in nuove cartelle antipolvere; sono stati, comunque, conservati i dorsi delle cartelle originali che recavano l’indicazione del contenuto. E’ stato dato l’avvio al restauro di alcuni registri, che rappresentano solo l’inizio di un dettagliato elenco di pezzi che testimoniano una prolungata incuria, come rosicature di topi, segni di combustione, tracce di muffa, parti mutile, perdita di coperte di registri o tavole di rinforzo di filze, in gran parte molto deteriorate.
L’attenzione e la disponibilità dimostrate dall’amministrazione comunale, che ha già provveduto al riordinamento dell’archivio di deposito e regolamentato l’accesso ai documenti di quello storico e che sta provvedendo all’istituzione della sezione separata, fanno ben sperare nel mantenimento dell’ordine archivistico ricostituito e nella manutenzione ordinaria, necessaria alla continuità della conservazione; va segnalato, inoltre, il progetto di trasferimento dell’archivio storico nel palazzo baronale Chigi (il cui consolidamento e restauro sono già iniziati), futura sede anche di altri servizi culturali, la biblioteca e il museo. A sostegno di tale politica è stato previsto in dotazione organica personale, esperto e qualificato, destinato esclusivamente alla gestione e alla valorizzazione dei beni culturali del comune.
Emilia Cento ha curato l’inventario della sezione postunitaria dell’archivio storico comunale, l’archivio del Giudice economico e del Giudice conciliatore, l’archivio dell’ENAOLI; Francesco Boanelli ha redatto l’inventario della sezione preunitaria dell’archivio storico comunale e i restanti archivi aggregati.

La seguente tavola elenca nel dettaglio le serie, la consistenza e la datazione degli archivi ordinati.

Tavola delle serie dell’archivio storico comunale di Formello

SEZIONE PREUNITARIA (1544-1870)

Atti consiliari (rr. 18, 1592-1870)
Ordini, Avvisi e Notificazioni degli organi superiori (bb.2, 1816-1851)
Visite (r. 1, 1822)
Instrumenti e obblighi (bb. 3, 1705-1817)
Liti e cause (bb. 5, 1576-1860)
Corrispondenza (rr. 6, 1818-1844; bb.9, 1805-1870)
Amministrazione (rr. 6, 1734-1853)
Affari diversi (bb.15, 1809-1878)
Finanze (rr. 75, 1580-1869; bb.3, 1592-1829)
Miscellanea (bb. 3, 1591-1866)

SEZIONE POSTUNITARIA (1870-1960)

Atti deliberativi (bb. 33, 1872-1956)
Contratti (bb. 3, 1876-1955)
Protocolli (rr. 8, 1884-1940)
Carteggio amministrativo (bb. 295, 1870-1954)
Contabilità e finanza (bb. 73, 1898-1955)
Lavori pubblici (bb. 5, 1870-1934)
Stato civile (rr. 309, 1871-1960)

Tavola degli archivi aggregati

GOVERNATORE (bb. 85, 1572-1816)
VICEGOVERNATORE E PODESTÀ’ (r. 1, 1816-1831)
GIUDICE ECONOMICO (bb. 18, 1821-1868)
GIUDICE CONCILIATORE (bb. 39, 1872-1997)
CONFRATERNITE (b. 1, 1700-1954)
MONTE FRUMENTARIO (bb. 3, 1766-1907)
OPERA PIA ROSSI POLIDORI (bb. 5, 1694-1957)
OPERA PIA LUCIDI (bb. 2, 1875-1931)
CONGREGAZIONE DI CARITA’ (bb. 10, 1864-1966)
ENTE COMUNALE DI ASSISTENZA (ECA) (bb. 9, 1937-1980)
UNIVERSITÀ AGRARIA (bb. 7, 1878-1944)

Soggetti produttori

Fonti

  • ASCF. Inventario sezione postunitaria = Cento Emilia (a cura di), Archivio storico comunale di Formello. Inventario della sezione postunitaria

Compilatori

  • Inserimento dati: Agostina Trovato (archivista)
  • Prima redazione: Emilia Cento (archivista)